La nascita della Didattica museale

La didattica museale ha origini anglosassoni. I primi servizi educativi nascono tra la fine del XIX scolo e i primi decenni del XX, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Nel dopoguerra fu soprattutto L'UNESCO a promuovere gli studi sul ruolo educativo del museo con due importatni convegni: "Musée et éducation", che si svolse ad Atene nel 1954, e "Le Role éducatif des musées", a Buenos Aires nel 1959. Nel convegno del 1954, nelle raccomandazioni finali si invitava i musei ad avere, tra il proprio personale, almeno uno specialista dell'educazione, con la stessa qualifica del conservatore (C. Lollobrigida, "Introduzione alla museologia", Le Lettere, p. 6). Inoltre si suggeriva di alimentare la collaborazione tra scuole e musei, incentivando la formazione degli insegnanti nell'ambito della didattica museale e di predisporre negli stessi musei dei locali o degli spazi adibiti alla didattica. Si poneva l'accento, quindi, sul ruolo educativo del museo, aspetto irrinunciabile delle sue funzioni specifiche.
Il problema della necessaria complementarietà del museo rispetto alla scuola, nei programmi educativi, fu recepito anche in Italia. Pietro Romanelli (1889-1982), il primo Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti, era convinto sostenitore del bisogno di rendere i musei, aperti, accessibili e comprensibili a tutti. Nel 1969 istituì presso il Ministero della Pubblica Istruzione, all'interno della Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, una Commissione per la didattica dei musei di cui entrarono a far parte pedagogisti, insegnanti, soprintentendenti e direttori di musei, presieduta dallo stesso Romanelli. Si propose di istituire, presso le Soprintendenze e i musei, specifiche "sezioni didattiche".
Precedentemente, nel 1963, si era svolto il Convegno nazionale di studio sulla "Didattica dei Musei e dei Monumenti" a Gardone Riviera (2-4 aprile 1963), organizzato dal Centro Didattico Nazionale per l'Istruzione Artistica. In quella occasione furono elaborate un documento conclusivo così riassunto:
- la funzione educativa e didattica dei musei deve essere riconosciuta dalla scuola e dal museo come momento essenziale dell'educazione e dell'istruzione integrali dell'anno scolastico e del cittadino. Il rapporto scuola-museo deve essere considerato in modo stabile e organico nel quadro didattico generale della scuola italiana;
- la scuola deve preparare gli insegnanti a comprendere l'utilità didattica della visione diretta degli oggetti e al compito di guida, attraverso speciali corsi di studio; preparare le visite ai musei e ai monumenti secondo un programma e un orario ben definiti e secondo criteri didattici non improvvisati;
- il museo da parte sua deve esibire materiali ed esperimenti in modo didatticamente utile; ospitare manifestazioni didattiche temporanee o permanenti e fornire materiale di osservazione e di studio; promuovere iniziative di carattere didattico; preparare il personale con corsi di pedagogia e di didattica;
- infine, si auspica la creazione di un "Servizio didattico centrale", nella scuola, e delle "Sezioni didattiche" presso le Soprintendenze e le amministrazioni civiche cui fanno riferimento musei o complessi monumentali di grande importanza.

La tappa più importante per la didattica museale italiana fu il convegno "Il museo come esperienza sociale", svoltosi a Roma nel 1971, in cui per la prima volta in Europa studiosi di varie discipline si riunirono per discutere di musei e per individuare i mezzi e le strategie più idonee per attuare la trasformazione dal museo inteso come contenitore di oggetti a luogo vivo, aperto alla società. La tutela, quindi, non fu più intesa soltanto nel suo aspetto di conservazione del patrimonio storico, artistico e culturale, ma furono evidenziate anche le altrettanto importanti finalità socio-culturali ed educative. (continua)